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VINO SFUSO: ROSSO FERMO, sempre disponibile in taniche di plastica da 5 litri o con proprio recipiente ad € 2.00 al lt.

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Cell: 320-3668789
e-mail: info@vignaboni.it

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La nostra azienda ha concluso l'iter di conversione biologica. In vendita i seguenti prodotti: i vini rossi fermi, vini bianchi, rosè e rossi frizzanti Metodo Ancestrale, Spumanti Metodo Classico e Aceto Balsamico di Modena. Sono disponibili confezioni regalo di cartone e in legno anche per i formati Magnum, singole, da 2, 3 e 6 bottiglie.


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Settembre R

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Pinchiorri parla del nostro Apice Rosso su Panorama

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 PROGRAMMA  Agosto

PREMIO - BEATRICE R



Il Territorio dove nascono i nostri prodotti

Il territorio del Frignano occupa la parte centrale dell'appennino modenese.

Furono i Friniati, popoli liguri-provenzali di origine gallo-celtica, ad abitarvi per secoli.

Numerose le testimonianze di questo popolo nella cultura e nella gastronomia locale.

Note sono le crescentine (tigelle) ed i borlenghi.

Durante il periodo estense la capitale, Pavullo, dominata dai Conti Montecuccoli era altresì sede della residenza estiva dei Duchi di Modena e le zone collinari erano intensamente coltivate a vitigno.

Abbiamo ripreso la viticultura, rivalutando vitigni autoctoni.

 


Le prime notizie sulla produzione Vinicola nelle colline e nella media montagna modenese si trovano nella "Chronica de diverse degne di memoria" di Tomasino Lancillotto del '500, dove legge che "nelle montagne modenesi preparatasi il vino per il duca di Ferrara e per la Marchesa di Mantova".

 Il Bergonzini aggiunse che se Bacco "ama i colli", Dioniso pare proprio che amasse anche la media montagna ed in particolare il nostro Frignano, sempre l'autore cita un interesante documento che testimonia come la realtà della coltivazione del vino in media montagna fosse una consuetudine, l'atto, datato 1237, riporta che i "ventisei abitanti di Iddiano promettono di pagare decime e primizie al Rettore della Chiesa di San Michele d'iddiano e tra queste vediamo citato il vino: "de tredicim barilis vini unum".

 La rilevanza economica della coltivazione della vite del Frignano doveva avere una importanza di gran lunga superiore a quella del castagno, infatti la produzione era, come afferma il Sobelli, proficua e copiosa, giacché negl'inventari delle case masserizie delle famiglie montane, il primo posto è riservato alla cantina ricca di tini, tinelli, botti come quello Frignanese nel 1337, fanno obbligo ad ogni famiglia di coltivatori di piantare a vigna una certa quantità di terreno ogni anno.

 Nel Frignano troviamo l'uva Lambrusca, la Trebbiana, l'uva d'Oro, la Covra, la Barbera, ma di gran lunga la più coltivata è l'uva Tosca, tanto da giustificare a Pavullo una fabbrica di vetri e più precisamente di bottiglie nere da vino.

Il vino Tosco era molto apprezzato e non mancarono di annotarlo nei loro diari anche dei famosi viaggiatori dell'800 di passaggio nelle nostre montagne: Jean Louis Valery che disse essere estremamente gradevole "le vin rouge de la montagne de Modene", più tardi anche l'abate Stoppani nel suo libro "Il bel paese" scrisse "bevemmo un vino così delizioso che avemmo volentieri chiemate quelle alture: Monti di nettare".

L'amore dei frignanesi per il loro vino Tosco è testimoniato fin dal 1387 quando Lanzalotto Montecuccoli, Signore del Semese avendo fatto dedizione di sé e dei suoi feudi al comune di Bologna, poneva come condizione al patto di alleanza "che nel presente anno egli potesse riporre in luogo habile il vino del castello di Semesio e nelle sue Botte" cosa che gli fù concessa.

Nel 1452 il Duca Borso d'Este in occasione della "venuda e retornada" di Federico III diede da bere ad oltre duemila tedeschi del seguito imperiale, e in quella enorme quantità di vino che fù condotta a Ferrara, é presente un considerevole quantitativo di vino di monte Modenese.

Nel 1465 a riprova dell'amore di Borso per i vini bruschi della nostra montagna, leggiamo che egli "avendo mandato un suo sensale, Jacopo Pendaia, sulla collina media à comprare vini bruschi e tornato e portato dicti vini per Lire 36, gli dona Lire 4 perché remasto satisfato da lui".

Nella cronaca di Lancillotto per l'anno 1528 si legge che fù inviato "da la Comuntà di Modena" al Signor Duca: vino Trebbiano e Tosco, quartari 20 e vino de monte fusti 10.

Nel 1542, anno sfavorevole per la produzione di uva del piano, lo stesso cronista annotava "della Tosca non ne ho intese pretio alcuno, ma deve valere fino a Lire 18 la castelada ma per ancora non é matura", e più avanti, "la uva Tosca de monte s'é venduta sino a Lire 16 la castelada".

Nel 1553 ancora in condizione di mercato buono "e la Tosca Lire 12 et 14 la castelada conduta".

Una informazione in merito al paese di Olina conferma che "le vigne del suo territorio danno ottime uve, che in caso di deficenza al piano, sono state alcune volte, ed in partivolar modo nel 1709, acquistate per la Ducal cantina".

Nel 1895 ci riferisce A. Tonelli, inizia una tendenza che porterà allo stato attuale delle cose: "la vite che in generale viene coltivata nella zona media (dell'Appennino) é la cosidetta Tosca". 

L'uva Tosca dà un vino color rosso chiaro, ed oggi che il commercio della nostra montagna vuole vini colorati.

I nuovi piantamenti si fanno con viti che produzono uva nera, quali ad esempio l'uva d'Oro, la Covra e la Barbera.

Un vino spumante color d'ingranata piuttosto dolce fatto con l'uva Tosca appassita é un tipo speciale della zona media del nostro appennino.

Questo segnò l'inizio dell'abbandono dell'ultra centenaria coltivazione dell'uva Tosca che tanto aveva caratterizzato il nostro territorio ed avuto tanti ed importanti estimatori.

Massimo Turchi 

Bibliografia:

  • M. C. Bellettini, Il rapporto uomo ambiente nel Frignano (secoliXIV-XVI) tesi di laurea in Storia Agraria Medioevale, Università di Bologna facoltà di lettere e Filosofia, anno accademico 1991-92, relatore Bruno Andreoli.

  • R. Bergonzini, Importanza della coltivazione della vite, nell'economia agraria Frignanese ieri e oggi, in "Rassegna Frignanese", N°22 (1977-78)

  • A. Sorbelli, Il Comune rurale dell'Appennino Emiliano, secoli XIV-XV BOlogna, Zanichelli Editore, 1910.

  • A. Sorbelli, Regesti degli atti di Giovanni Albinelli notaio Frignanese del quattrocento, Bologna 1903.

  • "Statuti Frignanesi 1337-38, lib. III rub. 19 e altrove (lib. VI rub. 11) si ha una rubrica intitolata: "De conservazione uvarum et pena statuta contro accipientes".




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